Relazione sull'audizione dell'Ex Ministro Roberto Speranza in Commissione Parlamentare COVID - Profili di eventuale rilevanza giuridica
Relazione critica sull'audizione
di Roberto Speranza
tutta la diretta integrale: PREPARATEVI
tutta la diretta integrale
Oct 27, 2026
Commissione
parlamentare d'inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria da SARS-CoV-2,
seduta del 26 ottobre 2026.
1. Premessa
Il 26 ottobre
2026 l'on. Roberto Speranza, ministro della Salute dal settembre 2019
all'ottobre 2022, è stato ascoltato dalla Commissione per l'intera giornata,
fino a sera. Questa relazione esamina tutto ciò che ha detto: le risposte date,
quelle eluse, le contraddizioni e le affermazioni non corrispondenti ai fatti.
La conclusione, anticipata qui, è che l'audizione non ha chiarito i nodi della
gestione pandemica. Li ha in più punti aggravati.
Oggetto. Sono state
esaminate la relazione introduttiva e le risposte a 38 domande sostanziali,
poste da undici commissari di maggioranza e di opposizione. L'audizione non si
è conclusa: alcuni temi (contratti dei vaccini, ruolo del consulente Ricciardi,
caso Zambon) sono rinviati a una seconda seduta.
Metodo. Ogni risposta è
stata classificata come piena, parziale, elusa, deviata o contraddittoria.
Trentuno affermazioni di fatto sono state verificate su fonti pubbliche: atti
normativi, documenti dell'Istituto superiore di sanità (ISS), dell'Agenzia
italiana del farmaco (AIFA), dell'ECDC e dell'OMS, pronunce giudiziarie,
cronache documentate degli atti d'indagine. Dove una fonte primaria non era
accessibile, lo si dice espressamente.
Fonte e allegato. La
relazione si basa sulla trascrizione automatica integrale della seduta. Le
citazioni nel testo sono brevi e rimandano, con la sigla "all." e un
numero, ai passaggi integrali raccolti nell'Allegato (vedasi post al link: ALLEGATI). Prima di un uso ufficiale
le citazioni vanno confrontate con il resoconto stenografico della Camera.
Limiti. Questa relazione
valuta le dichiarazioni rese in audizione e la loro coerenza con i fatti. Non è
un giudizio sull'insieme della gestione pandemica, né sulle responsabilità di
altri soggetti che la Commissione ha già sentito o sentirà. Il capitolo 13 dà conto
dei punti in cui la difesa di Speranza regge, e delle affermazioni imprecise di
alcuni commissari.
2. La linea difensiva: il
doppio registro
L'intera
audizione poggia su una premessa enunciata nei primi minuti: il ministro
risponde solo dell'indirizzo politico, mentre gli atti tecnici spettano ai
dirigenti, come prevede la legge 165/2001 (all. 1). Speranza ha usato questa
premessa in modo selettivo. La invoca quando un atto è contestato e la
abbandona quando un atto va difeso. Il risultato è una difesa che non regge
alla prova della coerenza.
Gli esempi sono numerosi.
Sulla circolare per le cure domiciliari dichiara "io non sono il
firmatario" e, nella stessa risposta, "io difendo" i due
dirigenti e il loro lavoro (all. 10). Più tardi aggiunge che avrebbe potuto
"cavarsela" dicendo che il ministro non scrive le circolari, ma che
non intende "scaricare nulla" (all. 17). Lo ripete per tutta la
giornata, e ogni volta lo ricorda.
Sul Comitato
tecnico scientifico (CTS) la contraddizione è più netta. Nella relazione
introduttiva il CTS è "figlio di una mia intuizione" (all. 4). Quando
il presidente Lisei gli chiede perché il CTS non abbia mai discusso di
indicazioni per i medici di base, la risposta è: "io non c'ero nel
CTS", vi partecipava solo "di tanto in tanto" (all. 11). Quando
la domanda riguarda AstraZeneca: "non partecipo a quei lavori" (all.
43). I verbali e le registrazioni del CTS lo mostrano invece presente proprio
alle riunioni decisive del 7 maggio e del 9 giugno 2021 (capitolo 7).
Speranza stesso ha colto il problema. Davanti a Bignami ha osservato che le agenzie gli attribuivano di
aver "scaricato sui dirigenti", mentre il commissario sembrava ora
rimproverargli di non farlo (all. 31). Il dilemma è reale, ma lo ha creato lui.
Un ministro che rivendica le scelte quando funzionano e le attribuisce ai
tecnici quando sono contestate non può sottrarsi alla domanda di fondo. Chi ha
deciso?
La Costituzione
dà una risposta. L'articolo 95, secondo comma, ricordato in seduta da Bignami,
stabilisce che i ministri sono responsabili "individualmente degli atti
dei loro dicasteri". La legge 165/2001 distingue le funzioni, non cancella
la responsabilità politica. È significativo che sia stata proprio questa
distinzione a fondare l'archiviazione penale del 2023 nei suoi confronti
(capitolo 12). In audizione Speranza ha trasformato un argomento utile in sede
giudiziaria in una linea di difesa politica, ed è qui che non tiene.
All'interno del
registro politico, poi, Speranza ha alternato due versioni della stessa idea.
Nel 2020, alla Camera, affermava che erano "la scienza, non la
politica" a orientare le scelte (all. 39). In audizione ha sostenuto
l'opposto: la decisione "è sempre politica" e gli scienziati erano
solo consultati. La contraddizione, posta in modo esplicito dalla commissaria
Buonguerrieri, non è stata affrontata.
3. Gennaio-febbraio 2020: le
settimane decisive
Sulla fase
iniziale Speranza ha fatto due ammissioni rilevanti, e ha poi difeso le scelte
con un'affermazione falsa sulle autorità internazionali. Il quadro che ne esce
è quello di un Ministero che non attivò gli strumenti di cui disponeva e che
restrinse la ricerca dei casi proprio quando il virus stava arrivando.
La definizione di caso.
Secondo quanto ricordato da Bignami e non contestato, la circolare del 22
gennaio 2020 consentiva di sottoporre a test anche pazienti senza legami con la
Cina. Quella del 27 gennaio introdusse il requisito del collegamento
epidemiologico. Il paziente di Codogno fu scoperto perché un'anestesista decise
di testarlo andando oltre le indicazioni ministeriali. Alla domanda di Bignami,
Speranza ha riconosciuto che mantenere la definizione precedente "avrebbe
facilitato" l'individuazione e che la scelta "potrebbe aver ritardato
di qualche giorno" (all. 29). Non ha però detto chi abbia deciso la
modifica. Ha rinviato alla firma di un dirigente e a ciò che "gli
uffici" gli avevano detto sulla conformità alle indicazioni OMS.
Il piano pandemico. Il
piano del 2006, pur non aggiornato, era formalmente in vigore fino al gennaio
2021. Speranza ha ammesso di sapere già prima della pandemia che non era
aggiornato. Alla domanda se abbia chiesto a qualcuno di attuarlo ha risposto:
"No, perché veniva considerato inadeguato" (all. 35). La sua tesi è
che il Ministero ne abbia comunque applicato le parti utili attraverso le
circolari e la dichiarazione dello stato di emergenza del 31 gennaio. Non ha
però spiegato perché il CTS non abbia mai discusso il piano. Né perché la
ricognizione di posti letto, terapie intensive e dispositivi prevista dal piano
non sia stata avviata a gennaio.
I dispositivi di protezione. Bignami ha ricordato che il medico del Senato acquistò 10.000
mascherine FFP2 già il 27 gennaio 2020, mentre il CTS pose il tema della
ricognizione dei dispositivi solo il 14 febbraio. Speranza non ha risposto sul
ritardo. Ha spostato il discorso sulle critiche ricevute per aver "chiuso
troppo" (all. 36).
L'affermazione falsa sulle autorità internazionali. Per giustificare la prudenza iniziale, Speranza ha sostenuto che
OMS ed ECDC ritenessero scarsa la trasmissione da persona a persona "fino
a febbraio inoltrato" (all. 30). Non è vero. Le autorità cinesi
confermarono la trasmissione interumana il 20-21 gennaio 2020 e l'OMS convocò
il Comitato d'emergenza per il 22. La valutazione del rischio dell'ECDC del 26
gennaio la dava per confermata. Nella stessa audizione, rispondendo a un altro
commissario, Speranza ha poi accettato la data del 22 gennaio.
Sullo stesso
terreno c'è un'altra incoerenza. Speranza afferma che tutto ciò che il
Ministero fece era "in specularità" con le indicazioni dell'OMS (all.
38). Ma rivendica come scelta pionieristica la chiusura dei voli dalla Cina del
30 gennaio, adottata contro la raccomandazione OMS di non limitare i viaggi.
L'OMS è la guida quando giustifica un ritardo e diventa un riferimento superato
quando si tratta di rivendicare un merito.
La task force. Speranza ha
descritto la task force istituita il 22 gennaio come un "tavolo mio"
informale. Ha detto che i suoi documenti erano "resoconti", e che
c'era stata "un po' di confusione" con i verbali (all. 37). È una
ricostruzione riduttiva. Il Ministero aveva negato l'accesso a quei documenti:
furono pubblicati solo nel giugno 2021, dopo che il TAR aveva accolto il
ricorso dell'on. Bignami.
Una domanda rimasta senza risposta. Bignami ha riferito che, secondo gli atti della Procura di Bergamo,
il capo di gabinetto del Ministero cercò di indurre Rezza a modificare un
parere sull'utilità del piano del 2006 (all. 34). Speranza non ha detto nulla
in proposito.
4. Alzano e Nembro: la zona
rossa mancata
È il punto in
cui la ricostruzione di Speranza si discosta di più dagli atti. La Val Seriana
fu il focolaio più letale della prima ondata. Dal 2 al 7 marzo 2020 la zona
rossa fu chiesta dagli scienziati, proposta dal CTS, firmata da Speranza e mai
adottata. In audizione Speranza ha offerto una cronologia che non coincide con
quella emersa dall'inchiesta di Bergamo, e ha alla fine indicato nella Regione
Lombardia il soggetto che avrebbe potuto chiudere.
Quando lo seppe. Speranza
afferma di essere venuto a conoscenza del problema dal verbale del CTS del 3
marzo. Dice di non ricordare la lettera firmata da Brusaferro, presidente
dell'ISS, inviata la mattina del 2 marzo anche alla sua vicecapo di gabinetto
(all. 51). Secondo la perizia Crisanti agli atti dell'inchiesta, però, Speranza
e Conte erano presenti già il pomeriggio del 2 marzo a una riunione in cui
Brusaferro insistette sull'urgenza della zona rossa. Agli inquirenti, nel 2020,
Speranza aveva indicato invece il 4 marzo. Sono tre date diverse per lo stesso
fatto.
La relazione chiesta e il decreto firmato. Speranza racconta di aver concordato con Conte di chiedere a
Brusaferro una relazione "più strutturata" prima di chiudere. Secondo
il suo racconto, la relazione arrivò la sera del 5 marzo. Ma nel pomeriggio
dello stesso giorno, prima di partire per Bruxelles, aveva già firmato la bozza
di decreto e l'aveva lasciata al segretario generale di Palazzo Chigi (all.
52). Se la relazione era il presupposto della decisione, la firma l'ha
preceduta. Rispondendo a Zedda, Speranza ha chiarito il punto con una parola che
dice molto: la relazione serviva come "pezza d'appoggio" formale
(all. 54). Secondo la perizia Crisanti, del resto, un documento di analisi era
già arrivato a Speranza il 4 marzo, via WhatsApp.
Il decreto che nessuno firmò. Conte ha dichiarato agli inquirenti di non aver mai avuto in mano
la bozza firmata. Speranza sostiene che il 6 marzo, in una riunione tra Conte e
gli scienziati alla quale non partecipò, si decise di abbandonare le zone rosse
locali in favore di misure più ampie. Di quella riunione, ha ammesso, non sa
dire se esista un verbale. Il commissario Zedda ha affermato che non esiste. La
decisione che cambiò il destino della Val Seriana non avrebbe dunque alcuna
traccia formale.
Lo scarico sulla Regione.
Dopo aver ripetuto di non voler "scaricare" su nessuno, Speranza ha
sostenuto che "la Regione Lombardia la poteva chiudere" (all. 53),
citando le zone rosse decise da altre Regioni (Medicina, Fondi). Zedda gli ha
letto le dichiarazioni dell'allora ministro per gli Affari regionali Boccia.
Secondo Boccia, in un'emergenza nazionale "decide lo Stato": aveva
consigliato a Speranza di avvalersi della competenza statale prevista
dall'articolo 117 della Costituzione, ma il consiglio non fu mai accolto.
Speranza ne ha preso atto senza rispondere.
Una risposta a una domanda diversa. Per difendere la gestione, Speranza ha insistito che le zone rosse
di Codogno e Vo' "hanno funzionato" (all. 33). Nessuno lo contestava.
La domanda era perché la stessa misura, chiesta dagli scienziati per Alzano e
Nembro, non sia stata adottata. Tra il 2 e l'8 marzo, per ammissione dello
stesso Speranza, l'indice di trasmissione era cresciuto al punto da rendere
inutile una chiusura locale.
L'archiviazione
penale del 2023 ha escluso che si potesse provare un nesso causale tra la
mancata zona rossa e i singoli decessi contestati. Non ha accertato che la
decisione sia stata corretta, né ha sciolto le incongruenze sulle date. È
questa la responsabilità politica su cui l'audizione non ha fatto chiarezza.
5. Cure domiciliari: la
circolare del 30 novembre 2020
Sulla circolare
nota come "tachipirina e vigile attesa" Speranza ha dedicato più
tempo che a qualunque altro tema. Ha speso quel tempo soprattutto a contestare
il nome della circolare anziché a rispondere sui fatti. Alla fine dello scambio
ha dovuto ammettere il difetto principale che le veniva contestato.
La negazione del nome. Nel
febbraio 2025 Speranza aveva definito il "protocollo tachipirina e vigile
attesa" un'invenzione dei "novax". In audizione ha ribadito:
"per me non esiste", è "propaganda". La
circolare, ha spiegato, si chiama "Gestione domiciliare dei pazienti con
infezione da SARS-CoV-2", conta 73 pagine in tre versioni e contiene molte
altre indicazioni. Ma la sostanza della critica non riguardava il titolo.
Riguardava ciò che la circolare indicava come trattamento per i pazienti lievi
a domicilio: paracetamolo e osservazione.
I FANS: dal "c'è scritto" al "prendo
atto". Speranza ha sostenuto con forza che la
circolare indicava anche gli antinfiammatori (FANS) e che la critica era falsa:
"c'è scritto FANS". Messo di fronte al testo, ha dovuto riconoscere
che i FANS comparivano solo nella tabella finale, non nella parte discorsiva
che spiegava ai medici come trattare i pazienti. La conclusione è stata:
"prendo atto di questa critica" e, rivolto ai commissari, "la
prossima volta scrivetelo anche nel corpo del testo" (all. 13, 14). È
un'ammissione: per un medico di base che leggeva la circolare, l'indicazione
principale era il paracetamolo.
Gli otto mesi di vuoto. Il
presidente Lisei ha chiesto perché la prima indicazione nazionale ai medici di
base sia arrivata solo il 30 novembre 2020, otto mesi dopo l'inizio
dell'epidemia, e perché nei verbali del CTS il tema non sia mai stato discusso.
La risposta è stata generica: "abbiamo impiegato del tempo", le
conoscenze si costruivano "step by step" (all. 11). Nella difesa
successiva Speranza ha poi fornito, senza volerlo, la conferma del problema. La
circolare, ha detto, non riguarda la fase più drammatica perché "arriva nella
seconda ondata" (all. 15). Durante la prima ondata, dunque, i medici di
base non ebbero alcuna indicazione nazionale.
La vigile attesa praticabile solo sulla carta. Lisei ha chiesto se una "vigile attesa" intesa come
sorveglianza attiva fosse realizzabile senza saturimetri e con la medicina
territoriale in sofferenza, come riferito alla Commissione da medici e dal
presidente della FNOMCeO. Speranza ha risposto che nella seconda ondata il
servizio sanitario era più preparato (all. 15). Non ha detto con quali
strumenti i medici avrebbero dovuto monitorare i pazienti a casa.
I pareri scritti dopo. A
sostegno della circolare Speranza ha letto cinque pareri di esperti secondo cui
le indicazioni erano coerenti con le linee guida internazionali dell'epoca.
Sono pareri redatti nel 2026, in parte poco prima dell'audizione, in risposta
alla perizia della consulente della Commissione. I commissari non ne avevano
copia e non è stato detto chi li abbia richiesti. Per svalutare quella perizia,
Speranza ha osservato che la consulente "non ha h-index" (all. 12),
benché fosse stata nominata all'unanimità dalla Commissione.
Gli studi mai sentiti. Il
sen. Malan ha citato un numero rilevante di studi pubblicati tra il 2020 e il
2022 con esiti sfavorevoli sul paracetamolo. Speranza ha risposto: "questi
studi non li ho mai sentiti" e ha ipotizzato che gli scienziati li
avessero ritenuti "non affidabili" (all. 22). È un'ipotesi, non un
fatto. Mostra che il ministro non sa se e come quella letteratura sia stata
valutata.
Il TAR e il Senato. Il
Consiglio di Stato (sentenza n. 946 del 9 febbraio 2022) ha qualificato le
indicazioni ministeriali come raccomandazioni non vincolanti, dopo che il TAR
del Lazio le aveva annullate in parte. Su questo la risposta di Speranza è
corretta. Resta senza risposta un'altra domanda: perché il Ministero abbia
impugnato l'annullamento di un atto che esso stesso considerava non vincolante.
Senza risposta è rimasto anche il richiamo dell'on. Filini al voto unanime con
cui il Senato aveva chiesto di superare quell'impostazione.
6. Vaccini, Green Pass e
obblighi: la comunicazione sul contagio
Su questo tema
Speranza ha ammesso che il Green Pass
serviva anche a spingere la vaccinazione, non solo a contenere il contagio. Ha
poi difeso la comunicazione istituzionale con dati inesatti e ha avallato un
errore sulle varianti. Non ha mai riconosciuto il punto essenziale: ai
cittadini fu garantito ciò che il vaccino non era stato autorizzato a fare.
Ciò che il vaccino prometteva e ciò che fu comunicato. Lo studio registrativo del vaccino Pfizer misurava la prevenzione
della malattia, non della trasmissione. L'azienda lo ha confermato, e l'agenzia
americana FDA lo aveva precisato già nel dicembre 2020. Eppure il 22 luglio
2021 il presidente del Consiglio Draghi, con Speranza al suo fianco, presentò
il Green Pass come "garanzia" di ritrovarsi "tra persone che non
sono contagiose". Secondo quanto ricordato in seduta dal presidente Lisei,
Speranza aggiunse che con il Green Pass si sarebbe piegata "la curva dei
contagi". Il CTS, già a maggio 2021, aveva avvertito che lo strumento non
doveva "ingenerare la falsa impressione di protezione assoluta" (all.
27). Davanti a questo verbale Speranza ha detto di "condividere
l'accortezza". Ha poi aggiunto che "della comunicazione si può
discutere" e di non aver "mai dato un messaggio deterministico"
(all. 27). Su Draghi: "non posso parlare per il presidente".
Due scienziati
che Speranza stesso ha indicato come riferimento, Rezza e Richeldi, hanno
dichiarato in Commissione che promettere la non contagiosità tramite il vaccino
è stato "un grave errore" (all. 58). Speranza non ha riconosciuto
l'errore. Ha ripetuto che l'efficacia sul contagio non era "né zero né
cento".
La "doppia funzione". Interrogato su Green Pass, super Green Pass e obblighi, Speranza ha
confermato che li riadotterebbe e ha spiegato che servivano "per aumentare
il numero dei vaccinati" (all. 20). Poco dopo ha parlato di una
"doppia funzione" del Green Pass, tra cui "stimolare la
vaccinazione" (all. 26). È un'ammissione politica rilevante. Uno strumento
presentato come misura sanitaria di contenimento era usato anche come leva per
indurre a vaccinarsi chi non era obbligato. Era quindi un obbligo indiretto,
imposto attraverso la condizione per lavorare.
Gli "ospedali pieni". Per giustificare la comunicazione del novembre 2021, Speranza ha
detto che "avevamo gli ospedali pieni" (all. 24). I dati Agenas di
fine ottobre 2021 indicano le terapie intensive Covid al 4%, contro una soglia
critica del 10%. Contestato, Speranza ha corretto: "non ho fatto
percentuali", c'era una "pressione significativa".
La frase di Locatelli. Il
5 novembre 2021, in conferenza stampa con Speranza, il coordinatore del CTS
Locatelli affermò che nessun vaccinato sotto i 59 anni era finito in terapia
intensiva. L'on. Borghi ha ricordato che i dati ISS del mese precedente
dicevano altro. Per rispondere Speranza ha mostrato una tabella di una
settimana diversa. Solo dopo l'insistenza del presidente ha ammesso: "non
credo che possa essere vera", ma "non so se è stata detta in questi
termini". Non ha spiegato perché non fu corretta allora.
L'errore sulle varianti.
Rispondendo alla sen. Zambito, Speranza ha confermato ("assolutamente
sì") che a luglio 2021 prevaleva ancora la variante Alfa, contro la quale
la protezione dal contagio era più alta (all. 28). È falso. Secondo l'ISS la
variante Delta era al 22,7% il 22 giugno e al 94,8% il 20 luglio 2021. Quando
fu presentato il Green Pass, la variante dominante era quella contro cui la
protezione dal contagio era già sensibilmente più bassa.
La data dell'obbligo.
Speranza ha collocato l'obbligo vaccinale "nel gennaio del 21" (all.
20). L'obbligo per i sanitari risale al decreto-legge 44 del 1° aprile 2021,
quello per gli over 50 al decreto-legge 1 del 7 gennaio 2022. È un errore di un
anno su un atto del suo stesso Ministero.
7. AstraZeneca: il CTS di
maggio-giugno 2021 e gli open day
È il passaggio
più grave dell'audizione. Nel giro di pochi minuti Speranza ha negato di
conoscere parole che erano sue, ha poi dichiarato di sottoscriverle pienamente,
e ha ammesso di aver chiesto al CTS ciò che subito dopo ha negato di aver
voluto.
Il contesto. Il 7 aprile
2021, dopo il riconoscimento da parte dell'agenzia europea del farmaco (EMA) di
rare trombosi associate ad AstraZeneca, il Ministero raccomandò quel vaccino in
via preferenziale sopra i 60 anni. Nella riunione del CTS del 7 maggio, secondo
le trascrizioni acquisite dai Carabinieri del NAS di Genova, il ministro chiese
di valutare la fascia 50-59 anni. Il verbale finale non rilevò "motivi
ostativi" agli open day per tutti i maggiorenni su base volontaria. Il 12
maggio la struttura commissariale trasmise questo nulla osta alle Regioni. Il
15 maggio la diciottenne Camilla Canepa si vaccinò a un open day in Liguria;
morì il 10 giugno.
"Non partecipo a quei lavori". Alla domanda su chi avesse fatto inserire a verbale il via libera
agli open day, Speranza ha risposto che la domanda non andava posta a lui
perché non partecipava ai lavori del CTS. Poco dopo, però, ha
descritto così il proprio ruolo: "Noi facciamo una raccomandazione 60 anni
e io gli chiedo si può fare a 50? Finito". La richiesta di
abbassare la soglia d'età veniva dunque da lui.
"Non le ho mai sentite", poi "le
sottoscrivo pienamente". La commissaria
Buonguerrieri gli ha attribuito una frase pronunciata al CTS del 9 giugno 2021,
mentre Camilla Canepa era ricoverata in condizioni disperate. In quella
riunione i tecnici (Abrignani, Magrini) chiedevano di escludere i vaccini a
vettore adenovirale sotto i 60 anni. Speranza ha risposto: "non so queste
parole dove sono state prese... io non le ho mai sentite". La
prima versione letta era una sintesi, e Speranza avrebbe potuto chiederne il
testo esatto; ha scelto invece di negare. La commissaria ha allora letto la
frase integrale tratta dalle registrazioni: "Dobbiamo spingere. Mostrare
dubbi adesso sarebbe un danno... Ho paura di un rinculo. Per quanto riguarda
AstraZeneca e Johnson & Johnson, rimettere mano alla materia a me
spaventa". La risposta è stata: "Io sottoscrivo pienamente
tutte quelle parole".
Il "paradosso" che non regge. Per giustificarsi, Speranza ha sostenuto che il suo invito era a
"non cambiare", e che quindi era lui a voler mantenere la
raccomandazione sopra i 60 anni (all. 47). L'argomento rovescia la realtà. In
quel momento i tecnici chiedevano di cambiare in senso restrittivo, escludendo
i più giovani. "Non cambiare" significava mantenere un quadro in cui
l'uso sotto i 60 anni restava consentito e gli open day proseguivano. Due
giorni dopo, l'11 giugno, il CTS escluse AstraZeneca sotto i 60 anni.
Le "desiderata ministeriali". Nella riunione dell'11 giugno il presidente dell'AIFA Palù, a
microfono aperto, parlò di "pressioni" e di "desiderata
ministeriali". Il coordinatore Locatelli dichiarò di dare un'approvazione
"non convinta", da non mettere a verbale, per "servire le
istituzioni" (all. 42). Speranza ha negato di aver mai fatto pressioni. Su
questo punto la sua parola va registrata, e Palù ha riconosciuto in Commissione
la sua correttezza personale. Ma alla domanda se all'epoca avesse verificato
chi esercitasse quelle pressioni, la risposta è stata: "io non faccio
verifiche, non sono un ufficio indagini", "avevo problemi un pochino
più seri". Non è chiaro quando quelle frasi, registrate in una
riunione riservata, siano giunte a sua conoscenza. Ma un ministro, o un ex
ministro, che apprende di presunte pressioni del proprio dicastero su un organo
tecnico in materia di sicurezza vaccinale dovrebbe volerle chiarire. Speranza
ha dichiarato di non essersene mai occupato e di non volersene occupare.
Gli open day "delle Regioni". Infine Speranza ha attribuito gli open day all'iniziativa autonoma
delle Regioni, "fuori dalla raccomandazione del Ministero". Lui
stesso ha però riconosciuto che nacquero da "una frase scritta nel
CTS" trasmessa dalla struttura commissariale. Quella frase scaturiva da
una riunione in cui era stato il ministro a chiedere di scendere sotto i 60
anni.
8. I danneggiati: la fiducia
tradita e le scuse mancate
In un'intera
giornata di audizione Roberto Speranza non ha pronunciato una parola di scusa
verso chi, fidandosi dello Stato, si è vaccinato e ne ha riportato danni gravi.
Non l'ha fatto quando gli è stato chiesto direttamente, né quando gli è stato
chiesto una seconda volta. Ha parlato a lungo dell'odio subito, della
"macchina del fango", delle minacce alla sua famiglia, sofferenze
reali e da rispettare. Ai danneggiati ha offerto solo una cifra.
Chi sono. Sono persone che
nel 2021 hanno risposto all'appello delle istituzioni. Molte erano giovani,
sane, a basso rischio di Covid grave. Si sono vaccinate per lavorare, per
tornare a una vita normale, per proteggere i genitori anziani: lo Stato aveva
detto loro che così si sarebbero trovate "tra persone che non sono
contagiose". Alcune non si sono più riprese. Camilla Canepa aveva diciotto
anni: si vaccinò con AstraZeneca a un open day e morì il 10 giugno 2021, il
giorno dopo la riunione in cui il ministro chiedeva ai tecnici di "non
mostrare dubbi". La Commissione ha ascoltato in questi anni molte di
queste persone e i loro familiari.
La domanda e la risposta.
La commissaria Buonguerrieri gli ha chiesto se non provasse vergogna per aver
liquidato come "invenzione dei novax" le critiche alla gestione delle
cure, quando tra chi soffre ci sono persone vaccinate. La prima risposta di
Speranza non è stata rivolta a loro. È stata rivolta alla commissaria:
"Questo video funzionerà molto bene in rete". Poi: "Io
non provo nessuna vergogna". Ha quindi preso a parlare d'altro, della
circolare e dei suoi firmatari.
La commissaria
ha richiamato allora il caso di Andrea, un ragazzo in sedia a rotelle che lo
aveva contestato in pubblico per gli effetti avversi subiti. Secondo la sua
ricostruzione, non smentita in aula, Speranza in quell'occasione lo aveva
accusato di essere pagato da una trasmissione televisiva e lo aveva deriso
chiedendogli se avesse firmato il consenso informato. La domanda era
semplice: si scusa? Speranza non ha risposto. Ha ripetuto che il suo governo
aveva stanziato 150 milioni e ha precisato che all'epoca non era iscritto al
Partito democratico. Le scuse non sono arrivate, né allora né più
tardi.
La cifra come risposta a tutto. Speranza ha citato i 150 milioni del decreto Sostegni-ter più e più
volte: "uno che mette 150 milioni di euro non vede che c'è un
problema?". Ma quando gli è stato chiesto quanti danneggiati
siano stati effettivamente indennizzati, ha risposto: "questo non glielo
so dire" e "non so come funziona, quanto funziona la norma"
(all. 19). In seguito ha attribuito ad altri la riduzione dei fondi,
sostenendo, "se non ricordo male", che una parte sarebbe stata usata
per il Giubileo (all. 18). Non è così: il prelievo per il Giubileo riguarda un
altro fondo. Lo stanziamento è servito a un ex ministro come argomento di
difesa personale, ma lui stesso non sa dire se abbia raggiunto le persone a cui
era destinato.
Ciò che il vaccino non poteva garantire. Lo studio registrativo delle case farmaceutiche non misurava la
trasmissione, che il vaccino non impediva in modo affidabile. Gli eventi
avversi gravi, compresi quelli mortali, erano riconosciuti dall'EMA: le
trombosi da AstraZeneca dall'aprile 2021, le miocarditi da vaccini a mRNA
dall'estate dello stesso anno. Quando l'obbligo fu esteso agli over 50, nel gennaio
2022, entrambi i rischi erano noti e scritti nei foglietti illustrativi. Gli
obblighi non furono modulati per età, salvo la soglia dei 50 anni, nonostante
il rischio da Covid fosse concentrato negli anziani. L'on. Borghi ha posto la
questione due volte; la risposta non è arrivata.
La legittimità dell'obbligo e le sue condizioni. La Corte costituzionale (sentenza n. 14 del 2023) ha purtroppo giudicato
legittimo l'obbligo vaccinale. La Corte ha fondato il giudizio di
ragionevolezza sull'obiettivo di limitare la diffusione del virus e sui dati
scientifici forniti dalle istituzioni sanitarie. Ha inoltre chiarito che il
rischio di eventi avversi gravi, pur remoto, dà diritto a un indennizzo. Quella
base è oggi completamente superata. Lo studio registrativo non misurava l'effetto
sulla trasmissione e la protezione dal contagio si è rivelata parziale e
decrescente con le varianti. Il sistema di indennizzo, condizione della
legittimità dell'obbligo, secondo quanto denunciato in seduta è stato
definanziato, ed è comunque oggetto di un nuovo esame della Corte (ordinanza n.
24 del 2026, sugli indennizzi previsti dalla legge 210 del 1992, nei quali il
Sostegni-ter ha incluso i danneggiati da vaccino Covid). Speranza, primo
responsabile politico di quei dati, non ha riconosciuto nessuno di questi
limiti.
Ciò che è mancato. Non
serviva un'abiura. Bastava riconoscere che lo Stato aveva chiesto a milioni di
persone un atto di fiducia, che alcune hanno pagato un prezzo altissimo, e che
quel prezzo merita più di una cifra ripetuta. Bastava dire "mi
dispiace" a un ragazzo in sedia a rotelle. Speranza ha scelto di parlare
di sé.
9. Monoclonali: Eli Lilly e
Toscana Life Sciences
Sulla mancata
acquisizione degli anticorpi monoclonali nell'autunno 2020 Speranza si è
affidato interamente al comunicato dell'AIFA del 22 dicembre 2020. Secondo il
comunicato, Eli Lilly non offrì mai dosi gratuite, ma solo una proposta
commerciale. È una fonte ufficiale, ma è anche la versione di una delle parti
in causa.
Due versioni. La sen.
Zedda ha letto un passaggio della relazione del commissario Figliuolo, agli
atti della Commissione. Vi si riferisce di una corrispondenza su una donazione
all'Italia di 10.000 fiale e di una "ferma ostilità" del direttore
generale dell'AIFA Magrini e del direttore dello Spallanzani Ippolito, che
avrebbe portato al ritiro dell'offerta. Speranza ha detto di non aver letto
quella relazione e di dover "credere alla mia agenzia". Ha però
ammesso un fatto che il comunicato AIFA non spiega: in quel periodo
"arriva anche a me che c'è un regalo che sta arrivando, una
donazione" (all. 50). Se al ministro fu riferito di una donazione, e se
l'AIFA sostiene che non fu mai proposta, almeno una delle due ricostruzioni è
incompleta. Su questo, secondo quanto riferito in seduta, è in corso un
procedimento della Corte dei conti.
Toscana Life Sciences. Sul
possibile legame con il progetto di monoclonale italiano di Toscana Life
Sciences, Speranza ha sostenuto che le due vicende avevano tempi diversi. Zedda
ha ricordato che il finanziamento pubblico al progetto parte con un
decreto-legge dell'agosto 2020 ed è perfezionato con decreto del dicembre 2020:
le vicende si sovrappongono. Speranza ha poi attribuito il fallimento del
progetto a "tempi, burocrazia" e al "garante della privacy"
(all. 49). È inesatto: l'arruolamento dei pazienti fu sospeso nel gennaio 2022
perché l'anticorpo si era rivelato meno efficace contro la variante Omicron.
Una precisazione. Questa
relazione non trae conclusioni sull'esistenza di un'offerta gratuita né su
legami tra le due vicende: le fonti disponibili non lo consentono. Rileva però
che l'ex ministro non conosceva la relazione del commissario straordinario sul
tema e non ha saputo spiegare il contrasto tra quanto gli era stato riferito
all'epoca e la versione dell'AIFA.
10. Errori e imprecisioni
fattuali
Su 31
affermazioni di fatto verificate, sette sono risultate errate o distorte e otto
imprecise o selettive. Altre due ricostruzioni (AstraZeneca e Alzano-Nembro)
sono smentite dagli atti, come illustrato nei capitoli 4 e 7. Gli errori non
sono marginali: riguardano date e dati su cui si fondavano le decisioni del suo
Ministero.
|
Affermazione di Speranza |
Rimando (ALLEGATO) |
Cosa risulta |
|
OMS ed ECDC ritenevano scarsa la trasmissione interumana "fino a febbraio inoltrato" |
all. 30 |
Confermata dalle autorità cinesi il 20-21 gennaio 2020; data per confermata dall'ECDC il 26 gennaio |
|
A luglio 2021 prevaleva la variante Alfa |
all. 28 |
Secondo l'ISS la Delta era al 94,8% il 20 luglio 2021 |
|
"Avevamo gli ospedali pieni" a inizio novembre 2021 |
all. 24 |
Terapie intensive Covid al 4% (Agenas); ritirata in aula |
|
Obbligo vaccinale "nel gennaio del 21" |
all. 20 |
Sanitari: 1° aprile 2021; over 50: 7 gennaio 2022 |
|
Germania con circa 18.000 posti di terapia intensiva |
all. 32 |
Circa 28.000; il divario con l'Italia (5.179) era molto più ampio |
|
Il progetto Toscana Life Sciences fermato da burocrazia e garante della privacy |
all. 49 |
Sospeso per la minore efficacia contro Omicron (gennaio 2022) |
|
Boris Johnson avrebbe detto con leggerezza che "un po' di anziani perderanno la vita" |
relazione introduttiva |
Johnson avvertì il 12 marzo 2020 che molte famiglie avrebbero perso i propri cari; nessun riferimento sprezzante agli anziani |
|
L'Imperial College stima 630.000 vite salvate in Italia "solo con il primo lockdown" |
all. 3 |
Lo studio stima l'effetto dell'insieme delle misure; fu contestato su Nature, cosa che Speranza non ha menzionato |
|
Lo studio francese su JAMA "mette la parola fine" alla discussione |
relazione introduttiva |
Riguarda adulti di 18-59 anni; studio osservazionale. L'età, decisiva nel dibattito, è omessa |
|
Astensione italiana all'OMS "insieme a Iran, Russia e Israele" |
relazione introduttiva |
Tra gli 11 astenuti figurano anche Polonia e Slovacchia, partner UE omessi |
|
Parte dei fondi per i danneggiati usata per il Giubileo |
all. 18 |
Il prelievo riguarda un altro fondo |
|
I 150 milioni stanziati "nel gennaio 2021" |
all. 5 |
Decreto-legge 4 del 27 gennaio 2022; in apertura aveva indicato la data corretta |
|
Stati d'emergenza: Germania 16 marzo, Spagna 15 marzo |
risposta a Bignami |
Spagna 14 marzo; la Germania non dichiarò uno stato d'emergenza |
|
Le circolari con FANS "nel corpo del testo" |
all. 13 |
Solo nella tabella finale; ammesso in aula |
|
"Sempre archiviati con formula piena" |
all. 29 |
Non risulta
dalle fonti; motivazioni fondate su nesso causale e riparto di competenze |
A questi si
aggiungono imprecisioni minori: la prima riunione del CTS collocata al 3-4
febbraio 2020 invece del 7, il DPCM dell'8 marzo presentato come
"copia-incolla" del verbale CTS del 7 (vi furono aggiunte tre
province piemontesi), la confusione tra le presidenze di ISS e Consiglio
superiore di sanità. L'insieme restituisce l'immagine di un ex ministro che, a
distanza di anni, non padroneggia più i fatti della propria gestione. Eppure li
difende come se ogni dettaglio fosse certo.
11. Risposte non date ed eluse
Delle 38 domande
sostanziali, quelle della maggioranza hanno ricevuto in prevalenza risposte
eluse, deviate o parziali. Le risposte piene sono andate quasi solo alle
domande dell'opposizione, spesso formulate per consentire all'audito di
ribadire la propria versione. Le tecniche di elusione si ripetono e meritano di
essere descritte.
Il rinvio ad altri. Alla
domanda su chi esercitasse le pressioni denunciate da Palù: "chiedete a
Palù e Locatelli" (all. 40, 42). Sulle cifre diffuse in televisione dal
consulente della struttura commissariale Rasi: "chiedete a Figliuolo"
(all. 57). Su Draghi: "non posso parlare per il presidente". Sulla
definizione di caso: "gli uffici mi dissero" (all. 29). Sulla zona
rossa: "la Regione la poteva chiudere" (all. 53).
Il non ricordo. Speranza
non ricorda la lettera di Brusaferro del 2 marzo 2020, pur indirizzata al suo
ufficio di gabinetto (all. 51). Non ricorda la motivazione della propria
ordinanza del 14 febbraio 2021 che bloccò all'ultimo momento la riapertura
degli impianti sciistici: "ci sarà sicuramente una motivazione" (all.
48). La motivazione esisteva, ed era il parere del CTS sulla variante inglese,
ma l'ex ministro non l'ha saputa indicare. Non sa a quante interrogazioni
parlamentari abbia risposto (all. 16). Non sa quanti danneggiati siano stati
indennizzati (all. 19).
L'attacco all'interlocutore. Più volte Speranza ha risposto alle domande commentando le
intenzioni di chi le poneva: "questo video funzionerà molto bene in
rete" (all. 7), o l'accusa alla commissaria di voler "fare un post
che andrà sui social". Ha definito "propaganda" le critiche alla
circolare e ha delegittimato la consulente nominata dalla Commissione. Nessun altro audito aveva tenuto un simile atteggiamento, ed il Presidente ha dovuto procedere alla sospensione della seduta.
La risposta a una domanda diversa. Alla domanda sul piano pandemico ha risposto che le zone rosse di
Codogno e Vo' "hanno funzionato" (all. 33). Alla domanda sulla frase
di Locatelli ha risposto mostrando dati di un'altra settimana. Alla domanda sul
ritardo nella ricognizione dei dispositivi ha risposto che lo accusavano di
aver chiuso troppo (all. 36).
Le domande rimaste senza alcuna risposta.
• Le scuse ai danneggiati e al ragazzo in sedia a rotelle.
• La confutazione dello studio dell'Imperial College pubblicata su Nature.
• Il voto unanime del Senato sulle cure domiciliari.
• La praticabilità della "vigile attesa" senza saturimetri e visite domiciliari.
• Perché il CTS iniziale non comprendesse alcun virologo: il presidente Lisei ha constatato che "non ha voluto rispondere" (all. 23).
• Perché il CTS non abbia mai discusso il piano pandemico.
• Il tentativo del capo di gabinetto di far modificare il parere di Rezza (all. 34).
• Chi abbia fatto inserire a verbale il via libera agli open day dai 18 anni.
• Perché non abbia verificato le presunte pressioni ministeriali sul CTS (all. 40).
• Perché gli obblighi non siano stati modulati per fasce d'età.
• Il consiglio del ministro Boccia di avvalersi della competenza statale in materia sanitaria.
• Se esista un verbale della riunione del 6 marzo 2020, quella che decise di non chiudere la Val Seriana.
12. Profili di eventuale rilevanza
giuridica
Emergono fatti che meritano un
approfondimento formale, che la Commissione può condurre con i poteri che la
legge le attribuisce.
I procedimenti già conclusi. Per la gestione della prima fase in Val Seriana, Speranza e Conte
sono stati indagati per omicidio colposo ed epidemia colposa. Il Tribunale dei
ministri di Brescia ha archiviato nel giugno 2023. Ha ritenuto non provato il
nesso causale tra la mancata zona rossa e i decessi contestati. La perizia
Crisanti stimava 4.148 decessi in eccesso evitabili, ma non li collegava alle
singole vittime. Per Speranza in particolare, le omissioni contestate sono
state ricondotte all'attività amministrativa di segretario generale e
direzioni, non alle funzioni di indirizzo politico. L'archiviazione esclude la
responsabilità penale. Non esclude la responsabilità politica e amministrativa,
che è il terreno proprio di questa Commissione. Speranza ha presentato in aula
l'archiviazione come un'assoluzione "con formula piena": dalle fonti
consultate tale formula non risulta.
Lo status delle dichiarazioni rese. L'audizione si è svolta in forma di libera audizione, come
ricordato dal presidente (all. 55). L'audito non ha prestato giuramento: le
affermazioni non veritiere documentate in questa relazione hanno rilievo
politico, non penale. Diverso sarebbe il caso di un esame testimoniale formale,
che la Commissione può disporre esercitando i poteri dell'autorità giudiziaria.
In quella sede le dichiarazioni false o reticenti avrebbero conseguenze di
legge.
I punti che meritano un approfondimento formale. I fatti seguenti, emersi o confermati in audizione, potrebbero
essere sottoposti alla valutazione di un consulente giuridico della Commissione
e, ove ne ricorrano i presupposti, trasmessi all'autorità competente.
1. Le presunte pressioni sul CTS (maggio-giugno 2021). Le parole di Palù sulle "desiderata ministeriali" e
quelle di Locatelli su un'approvazione "non convinta" da non mettere
a verbale indicano che un parere tecnico potrebbe non aver rispecchiato le
valutazioni dei componenti. Occorre accertare chi abbia chiesto quella
formulazione e se il verbale sia conforme a quanto discusso.
2. La catena decisionale sugli open day. Va
ricostruito come la formula "nessun motivo ostativo" agli open day
dai 18 anni sia entrata nel verbale del 7 maggio 2021 e da lì nella
comunicazione alle Regioni. È il passaggio da cui è derivata la vaccinazione
con AstraZeneca di persone giovani, tra cui Camilla Canepa. Sul suo decesso
hanno già indagato i Carabinieri del NAS di Genova: la Commissione può
acquisirne gli atti.
3.
Il parere di Rezza sul piano pandemico.
Secondo gli atti di Bergamo richiamati da Bignami, il capo di gabinetto avrebbe
tentato di far modificare un parere tecnico sull'utilità del piano del 2006.
L'episodio, non smentito in aula, merita un accertamento.
4.
La riunione del 6 marzo 2020. Se è vero
che la decisione di non istituire la zona rossa in Val Seriana fu presa in una
riunione priva di verbale, va accertato chi vi partecipò e su quali basi si
decise.
5.
La gestione dell'offerta di monoclonali.
Il contrasto tra la relazione Figliuolo e il comunicato AIFA, già all'esame
della Corte dei conti secondo quanto riferito in seduta, va chiarito con
l'acquisizione della corrispondenza citata.
Per ciascuno di
questi punti la Commissione può disporre audizioni in forma testimoniale e
l'acquisizione di documenti. Ogni valutazione di rilevanza penale spetta in
ultima istanza all'autorità giudiziaria.
13. Dove la difesa regge e
imprecisioni dei commissari
Una valutazione
critica è credibile solo se riconosce i punti in cui l'audito ha ragione e non
fa propri gli errori di chi lo ha interrogato. Su alcuni temi le risposte di
Speranza sono fondate.
Punti in cui la difesa regge.
•
Circolare e mortalità. La circolare del
30 novembre 2020 è successiva alla prima ondata e all'impennata dell'autunno:
non le si può imputare quella mortalità (all. 56). Resta però aperto il
problema opposto, cioè gli otto mesi senza alcuna indicazione nazionale.
• Natura della circolare. Il Consiglio di Stato l'ha qualificata come raccomandazione non vincolante: su questo Speranza ha ragione.
•
Cronologia di gennaio 2020. Il Comitato
d'emergenza OMS non dichiarò l'emergenza il 23 gennaio. La dichiarò il 30, e
l'Italia deliberò lo stato di emergenza il giorno successivo.
•
Le zone rosse di Codogno e Vo'.
Funzionarono, anche se non era quello il punto in discussione.
•
Impianti sciistici. L'ordinanza del 14
febbraio 2021 aveva una motivazione tecnica: il parere del CTS e la diffusione
della variante inglese. Le critiche fondate riguardano il metodo, cioè la firma
alla vigilia della riapertura.
•
Rasi. Era consulente della struttura
commissariale, non del Ministero: il rinvio a Figliuolo è formalmente corretto.
•
Pressioni. Nessun elemento emerso in
audizione attribuisce personalmente a Speranza le pressioni denunciate da Palù,
che ne ha riconosciuto in Commissione la correttezza personale. Gli resta
imputabile la mancata verifica.
Affermazioni imprecise o non dimostrate dei
commissari. Alcune affermazioni rese dai commissari
non trovano riscontro e non vanno riprese nelle conclusioni della Commissione.
•
"La vostra narrativa ha
prodotto 200.000 morti": un'attribuzione causale priva di dimostrazione.
•
"Lei non ha salvato mezza
vita", e la definizione di "criminale" riferita alla selezione
dei dati: affermazioni non documentate in aula, che hanno offerto all'audito un
argomento facile.
•
L'obbligo vaccinale italiano
come "unicum in Europa": anche altri paesi, tra cui Austria e Grecia,
introdussero obblighi generali o per fasce d'età.
•
Dal 2013 "tutti ministri
di sinistra" alla Salute: la ministra Lorenzin (2013-2018) proveniva dal
centrodestra, la ministra Grillo (2018-2019) dal Movimento 5 Stelle.
•
Il riepilogo secondo cui
Speranza avrebbe "confermato che c'erano delle pressioni": Speranza
aveva detto il contrario.
•
La pandemia dichiarata dall'OMS
"l'8 marzo": la data è l'11 marzo 2020.
•
La prevalenza della variante
Alfa a luglio 2021: errore della sen. Zambito, che Speranza ha fatto proprio.
•
I numerosi studi
"randomizzati" sul paracetamolo citati dal sen. Malan vanno
verificati: è probabile che si tratti in gran parte di studi osservazionali.
14. Conclusioni
L'audizione
dell'on. Speranza non ha offerto alla Commissione una ricostruzione affidabile
della gestione pandemica. Ha offerto una difesa: coerente nel tono, incoerente
nella sostanza.
Una difesa a geometria variabile. Speranza ha rivendicato le scelte come proprie quando potevano
essere presentate come successi. Le ha attribuite a dirigenti, tecnici,
Regioni, commissario straordinario o presidente del Consiglio quando erano
contestate. Ha definito il CTS una sua intuizione e ha poi dichiarato di non
partecipare ai suoi lavori. Ha negato di conoscere le proprie parole al CTS del
9 giugno 2021 e subito dopo le ha sottoscritte. Ha chiesto al CTS di valutare
la vaccinazione dei cinquantenni con AstraZeneca e ha poi sostenuto di essere
stato lui a non voler cambiare.
Fatti errati su punti decisivi. La trasmissione interumana riconosciuta "a febbraio
inoltrato", la variante Alfa ancora prevalente a luglio 2021, gli
"ospedali pieni" a novembre 2021, l'obbligo vaccinale anticipato di
un anno: non sono dettagli. Sono i fatti su cui si fondavano, o con cui si
giustificavano, le decisioni più incisive sulla vita dei cittadini.
Ammissioni rilevanti. Nel
corso della giornata Speranza ha comunque riconosciuto:
• che il cambio della definizione di caso del 27 gennaio 2020 potrebbe aver ritardato l'individuazione del virus;
• che sapeva che il piano pandemico non era aggiornato e non chiese a nessuno di attuarlo;
• che durante la prima ondata i medici di base non ebbero alcuna indicazione nazionale sulle cure domiciliari;
• che la circolare non indicava gli antinfiammatori nella parte rivolta ai medici;
• che il Green Pass serviva anche a spingere la vaccinazione;
• che non verificò le presunte pressioni ministeriali sul CTS.
La pietà mancata. Più
delle contraddizioni, colpisce ciò che è mancato. Ai cittadini che si sono
fidati dello Stato e ne hanno riportato danni gravi, l'ex ministro non ha
rivolto una parola di scusa. Ha opposto una cifra della cui sorte non sa nulla.
Ha risposto a chi chiedeva scuse per loro commentando la presunta ricerca di
visibilità social dell'interlocutore. Una classe dirigente che chiede fiducia
nelle istituzioni deve saper riconoscere il prezzo che quella fiducia è costata
ad alcuni.
Raccomandazioni alla Commissione.
1. Completare l'audizione di Speranza sui temi rinviati, valutando la forma dell'esame testimoniale per i punti indicati al capitolo 12.
2. Acquisire i verbali e le registrazioni integrali delle riunioni del CTS del 7 maggio, 9 giugno e 11 giugno 2021, e gli atti dell'indagine dei NAS di Genova.
3. Acquisire ogni traccia documentale della riunione del 6 marzo 2020 e della corrispondenza sulla zona rossa di Alzano e Nembro.
4. Chiedere al Ministero della Salute il numero di domande di indennizzo per danni da vaccino Covid presentate, accolte e liquidate dal 2022 a oggi.
5. Acquisire la corrispondenza tra AIFA, Spallanzani e struttura commissariale sull'offerta di anticorpi monoclonali.
6. Ascoltare i presidenti delle Regioni coinvolte nella prima ondata, come lo stesso Speranza ha chiesto, per completare la ricostruzione della catena delle responsabilità.
Aspettiamo i vostri commenti. Grazie.
Qual è la logica politica dietro la nomina e la conferma di Roberto Speranza come Ministro della Salute durante la più grande crisi sanitaria? Analizzando le categorie della politica tradizionale, la spiegazione sembra non esserci. Partendo da questo interrogativo, il video ripercorre le tracce che portano alla Fabian Society, il circolo elitario anglosassone fondato a Londra nel 1884.
PERCHÉ PROPRIO ROBERTO SPERANZA


La circolare del 30 novembre 2020 non era dopo l’impennata dell’autunno, l’impennata c’è stata in inverno, con molti morti
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