Relazione sull'audizione dell'Ex Ministro Roberto Speranza in Commissione Parlamentare COVID - Profili di eventuale rilevanza giuridica

 Relazione critica sull'audizione 

di Roberto Speranza

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Oct 27, 2026 

Commissione parlamentare d'inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria da SARS-CoV-2, seduta del 26 ottobre 2026.

1. Premessa

Il 26 ottobre 2026 l'on. Roberto Speranza, ministro della Salute dal settembre 2019 all'ottobre 2022, è stato ascoltato dalla Commissione per l'intera giornata, fino a sera. Questa relazione esamina tutto ciò che ha detto: le risposte date, quelle eluse, le contraddizioni e le affermazioni non corrispondenti ai fatti. La conclusione, anticipata qui, è che l'audizione non ha chiarito i nodi della gestione pandemica. Li ha in più punti aggravati.

Oggetto. Sono state esaminate la relazione introduttiva e le risposte a 38 domande sostanziali, poste da undici commissari di maggioranza e di opposizione. L'audizione non si è conclusa: alcuni temi (contratti dei vaccini, ruolo del consulente Ricciardi, caso Zambon) sono rinviati a una seconda seduta.

Metodo. Ogni risposta è stata classificata come piena, parziale, elusa, deviata o contraddittoria. Trentuno affermazioni di fatto sono state verificate su fonti pubbliche: atti normativi, documenti dell'Istituto superiore di sanità (ISS), dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA), dell'ECDC e dell'OMS, pronunce giudiziarie, cronache documentate degli atti d'indagine. Dove una fonte primaria non era accessibile, lo si dice espressamente.

Fonte e allegato. La relazione si basa sulla trascrizione automatica integrale della seduta. Le citazioni nel testo sono brevi e rimandano, con la sigla "all." e un numero, ai passaggi integrali raccolti nell'Allegato (vedasi post al link: ALLEGATI). Prima di un uso ufficiale le citazioni vanno confrontate con il resoconto stenografico della Camera.

Limiti. Questa relazione valuta le dichiarazioni rese in audizione e la loro coerenza con i fatti. Non è un giudizio sull'insieme della gestione pandemica, né sulle responsabilità di altri soggetti che la Commissione ha già sentito o sentirà. Il capitolo 13 dà conto dei punti in cui la difesa di Speranza regge, e delle affermazioni imprecise di alcuni commissari.

2. La linea difensiva: il doppio registro

L'intera audizione poggia su una premessa enunciata nei primi minuti: il ministro risponde solo dell'indirizzo politico, mentre gli atti tecnici spettano ai dirigenti, come prevede la legge 165/2001 (all. 1). Speranza ha usato questa premessa in modo selettivo. La invoca quando un atto è contestato e la abbandona quando un atto va difeso. Il risultato è una difesa che non regge alla prova della coerenza.

Gli esempi sono numerosi. Sulla circolare per le cure domiciliari dichiara "io non sono il firmatario" e, nella stessa risposta, "io difendo" i due dirigenti e il loro lavoro (all. 10). Più tardi aggiunge che avrebbe potuto "cavarsela" dicendo che il ministro non scrive le circolari, ma che non intende "scaricare nulla" (all. 17). Lo ripete per tutta la giornata, e ogni volta lo ricorda.

Sul Comitato tecnico scientifico (CTS) la contraddizione è più netta. Nella relazione introduttiva il CTS è "figlio di una mia intuizione" (all. 4). Quando il presidente Lisei gli chiede perché il CTS non abbia mai discusso di indicazioni per i medici di base, la risposta è: "io non c'ero nel CTS", vi partecipava solo "di tanto in tanto" (all. 11). Quando la domanda riguarda AstraZeneca: "non partecipo a quei lavori" (all. 43). I verbali e le registrazioni del CTS lo mostrano invece presente proprio alle riunioni decisive del 7 maggio e del 9 giugno 2021 (capitolo 7).

Speranza stesso ha colto il problema. Davanti a Bignami ha osservato che le agenzie gli attribuivano di aver "scaricato sui dirigenti", mentre il commissario sembrava ora rimproverargli di non farlo (all. 31). Il dilemma è reale, ma lo ha creato lui. Un ministro che rivendica le scelte quando funzionano e le attribuisce ai tecnici quando sono contestate non può sottrarsi alla domanda di fondo. Chi ha deciso?

La Costituzione dà una risposta. L'articolo 95, secondo comma, ricordato in seduta da Bignami, stabilisce che i ministri sono responsabili "individualmente degli atti dei loro dicasteri". La legge 165/2001 distingue le funzioni, non cancella la responsabilità politica. È significativo che sia stata proprio questa distinzione a fondare l'archiviazione penale del 2023 nei suoi confronti (capitolo 12). In audizione Speranza ha trasformato un argomento utile in sede giudiziaria in una linea di difesa politica, ed è qui che non tiene.

All'interno del registro politico, poi, Speranza ha alternato due versioni della stessa idea. Nel 2020, alla Camera, affermava che erano "la scienza, non la politica" a orientare le scelte (all. 39). In audizione ha sostenuto l'opposto: la decisione "è sempre politica" e gli scienziati erano solo consultati. La contraddizione, posta in modo esplicito dalla commissaria Buonguerrieri, non è stata affrontata.

3. Gennaio-febbraio 2020: le settimane decisive

Sulla fase iniziale Speranza ha fatto due ammissioni rilevanti, e ha poi difeso le scelte con un'affermazione falsa sulle autorità internazionali. Il quadro che ne esce è quello di un Ministero che non attivò gli strumenti di cui disponeva e che restrinse la ricerca dei casi proprio quando il virus stava arrivando.

La definizione di caso. Secondo quanto ricordato da Bignami e non contestato, la circolare del 22 gennaio 2020 consentiva di sottoporre a test anche pazienti senza legami con la Cina. Quella del 27 gennaio introdusse il requisito del collegamento epidemiologico. Il paziente di Codogno fu scoperto perché un'anestesista decise di testarlo andando oltre le indicazioni ministeriali. Alla domanda di Bignami, Speranza ha riconosciuto che mantenere la definizione precedente "avrebbe facilitato" l'individuazione e che la scelta "potrebbe aver ritardato di qualche giorno" (all. 29). Non ha però detto chi abbia deciso la modifica. Ha rinviato alla firma di un dirigente e a ciò che "gli uffici" gli avevano detto sulla conformità alle indicazioni OMS.

Il piano pandemico. Il piano del 2006, pur non aggiornato, era formalmente in vigore fino al gennaio 2021. Speranza ha ammesso di sapere già prima della pandemia che non era aggiornato. Alla domanda se abbia chiesto a qualcuno di attuarlo ha risposto: "No, perché veniva considerato inadeguato" (all. 35). La sua tesi è che il Ministero ne abbia comunque applicato le parti utili attraverso le circolari e la dichiarazione dello stato di emergenza del 31 gennaio. Non ha però spiegato perché il CTS non abbia mai discusso il piano. Né perché la ricognizione di posti letto, terapie intensive e dispositivi prevista dal piano non sia stata avviata a gennaio.

I dispositivi di protezione. Bignami ha ricordato che il medico del Senato acquistò 10.000 mascherine FFP2 già il 27 gennaio 2020, mentre il CTS pose il tema della ricognizione dei dispositivi solo il 14 febbraio. Speranza non ha risposto sul ritardo. Ha spostato il discorso sulle critiche ricevute per aver "chiuso troppo" (all. 36).

L'affermazione falsa sulle autorità internazionali. Per giustificare la prudenza iniziale, Speranza ha sostenuto che OMS ed ECDC ritenessero scarsa la trasmissione da persona a persona "fino a febbraio inoltrato" (all. 30). Non è vero. Le autorità cinesi confermarono la trasmissione interumana il 20-21 gennaio 2020 e l'OMS convocò il Comitato d'emergenza per il 22. La valutazione del rischio dell'ECDC del 26 gennaio la dava per confermata. Nella stessa audizione, rispondendo a un altro commissario, Speranza ha poi accettato la data del 22 gennaio.

Sullo stesso terreno c'è un'altra incoerenza. Speranza afferma che tutto ciò che il Ministero fece era "in specularità" con le indicazioni dell'OMS (all. 38). Ma rivendica come scelta pionieristica la chiusura dei voli dalla Cina del 30 gennaio, adottata contro la raccomandazione OMS di non limitare i viaggi. L'OMS è la guida quando giustifica un ritardo e diventa un riferimento superato quando si tratta di rivendicare un merito.

La task force. Speranza ha descritto la task force istituita il 22 gennaio come un "tavolo mio" informale. Ha detto che i suoi documenti erano "resoconti", e che c'era stata "un po' di confusione" con i verbali (all. 37). È una ricostruzione riduttiva. Il Ministero aveva negato l'accesso a quei documenti: furono pubblicati solo nel giugno 2021, dopo che il TAR aveva accolto il ricorso dell'on. Bignami.

Una domanda rimasta senza risposta. Bignami ha riferito che, secondo gli atti della Procura di Bergamo, il capo di gabinetto del Ministero cercò di indurre Rezza a modificare un parere sull'utilità del piano del 2006 (all. 34). Speranza non ha detto nulla in proposito.

4. Alzano e Nembro: la zona rossa mancata

È il punto in cui la ricostruzione di Speranza si discosta di più dagli atti. La Val Seriana fu il focolaio più letale della prima ondata. Dal 2 al 7 marzo 2020 la zona rossa fu chiesta dagli scienziati, proposta dal CTS, firmata da Speranza e mai adottata. In audizione Speranza ha offerto una cronologia che non coincide con quella emersa dall'inchiesta di Bergamo, e ha alla fine indicato nella Regione Lombardia il soggetto che avrebbe potuto chiudere.

Quando lo seppe. Speranza afferma di essere venuto a conoscenza del problema dal verbale del CTS del 3 marzo. Dice di non ricordare la lettera firmata da Brusaferro, presidente dell'ISS, inviata la mattina del 2 marzo anche alla sua vicecapo di gabinetto (all. 51). Secondo la perizia Crisanti agli atti dell'inchiesta, però, Speranza e Conte erano presenti già il pomeriggio del 2 marzo a una riunione in cui Brusaferro insistette sull'urgenza della zona rossa. Agli inquirenti, nel 2020, Speranza aveva indicato invece il 4 marzo. Sono tre date diverse per lo stesso fatto.

La relazione chiesta e il decreto firmato. Speranza racconta di aver concordato con Conte di chiedere a Brusaferro una relazione "più strutturata" prima di chiudere. Secondo il suo racconto, la relazione arrivò la sera del 5 marzo. Ma nel pomeriggio dello stesso giorno, prima di partire per Bruxelles, aveva già firmato la bozza di decreto e l'aveva lasciata al segretario generale di Palazzo Chigi (all. 52). Se la relazione era il presupposto della decisione, la firma l'ha preceduta. Rispondendo a Zedda, Speranza ha chiarito il punto con una parola che dice molto: la relazione serviva come "pezza d'appoggio" formale (all. 54). Secondo la perizia Crisanti, del resto, un documento di analisi era già arrivato a Speranza il 4 marzo, via WhatsApp.

Il decreto che nessuno firmò. Conte ha dichiarato agli inquirenti di non aver mai avuto in mano la bozza firmata. Speranza sostiene che il 6 marzo, in una riunione tra Conte e gli scienziati alla quale non partecipò, si decise di abbandonare le zone rosse locali in favore di misure più ampie. Di quella riunione, ha ammesso, non sa dire se esista un verbale. Il commissario Zedda ha affermato che non esiste. La decisione che cambiò il destino della Val Seriana non avrebbe dunque alcuna traccia formale.

Lo scarico sulla Regione. Dopo aver ripetuto di non voler "scaricare" su nessuno, Speranza ha sostenuto che "la Regione Lombardia la poteva chiudere" (all. 53), citando le zone rosse decise da altre Regioni (Medicina, Fondi). Zedda gli ha letto le dichiarazioni dell'allora ministro per gli Affari regionali Boccia. Secondo Boccia, in un'emergenza nazionale "decide lo Stato": aveva consigliato a Speranza di avvalersi della competenza statale prevista dall'articolo 117 della Costituzione, ma il consiglio non fu mai accolto. Speranza ne ha preso atto senza rispondere.

Una risposta a una domanda diversa. Per difendere la gestione, Speranza ha insistito che le zone rosse di Codogno e Vo' "hanno funzionato" (all. 33). Nessuno lo contestava. La domanda era perché la stessa misura, chiesta dagli scienziati per Alzano e Nembro, non sia stata adottata. Tra il 2 e l'8 marzo, per ammissione dello stesso Speranza, l'indice di trasmissione era cresciuto al punto da rendere inutile una chiusura locale.

L'archiviazione penale del 2023 ha escluso che si potesse provare un nesso causale tra la mancata zona rossa e i singoli decessi contestati. Non ha accertato che la decisione sia stata corretta, né ha sciolto le incongruenze sulle date. È questa la responsabilità politica su cui l'audizione non ha fatto chiarezza.

5. Cure domiciliari: la circolare del 30 novembre 2020

Sulla circolare nota come "tachipirina e vigile attesa" Speranza ha dedicato più tempo che a qualunque altro tema. Ha speso quel tempo soprattutto a contestare il nome della circolare anziché a rispondere sui fatti. Alla fine dello scambio ha dovuto ammettere il difetto principale che le veniva contestato.

La negazione del nome. Nel febbraio 2025 Speranza aveva definito il "protocollo tachipirina e vigile attesa" un'invenzione dei "novax". In audizione ha ribadito: "per me non esiste", è "propaganda". La circolare, ha spiegato, si chiama "Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2", conta 73 pagine in tre versioni e contiene molte altre indicazioni. Ma la sostanza della critica non riguardava il titolo. Riguardava ciò che la circolare indicava come trattamento per i pazienti lievi a domicilio: paracetamolo e osservazione.

I FANS: dal "c'è scritto" al "prendo atto". Speranza ha sostenuto con forza che la circolare indicava anche gli antinfiammatori (FANS) e che la critica era falsa: "c'è scritto FANS". Messo di fronte al testo, ha dovuto riconoscere che i FANS comparivano solo nella tabella finale, non nella parte discorsiva che spiegava ai medici come trattare i pazienti. La conclusione è stata: "prendo atto di questa critica" e, rivolto ai commissari, "la prossima volta scrivetelo anche nel corpo del testo" (all. 13, 14). È un'ammissione: per un medico di base che leggeva la circolare, l'indicazione principale era il paracetamolo.

Gli otto mesi di vuoto. Il presidente Lisei ha chiesto perché la prima indicazione nazionale ai medici di base sia arrivata solo il 30 novembre 2020, otto mesi dopo l'inizio dell'epidemia, e perché nei verbali del CTS il tema non sia mai stato discusso. La risposta è stata generica: "abbiamo impiegato del tempo", le conoscenze si costruivano "step by step" (all. 11). Nella difesa successiva Speranza ha poi fornito, senza volerlo, la conferma del problema. La circolare, ha detto, non riguarda la fase più drammatica perché "arriva nella seconda ondata" (all. 15). Durante la prima ondata, dunque, i medici di base non ebbero alcuna indicazione nazionale.

La vigile attesa praticabile solo sulla carta. Lisei ha chiesto se una "vigile attesa" intesa come sorveglianza attiva fosse realizzabile senza saturimetri e con la medicina territoriale in sofferenza, come riferito alla Commissione da medici e dal presidente della FNOMCeO. Speranza ha risposto che nella seconda ondata il servizio sanitario era più preparato (all. 15). Non ha detto con quali strumenti i medici avrebbero dovuto monitorare i pazienti a casa.

I pareri scritti dopo. A sostegno della circolare Speranza ha letto cinque pareri di esperti secondo cui le indicazioni erano coerenti con le linee guida internazionali dell'epoca. Sono pareri redatti nel 2026, in parte poco prima dell'audizione, in risposta alla perizia della consulente della Commissione. I commissari non ne avevano copia e non è stato detto chi li abbia richiesti. Per svalutare quella perizia, Speranza ha osservato che la consulente "non ha h-index" (all. 12), benché fosse stata nominata all'unanimità dalla Commissione.

Gli studi mai sentiti. Il sen. Malan ha citato un numero rilevante di studi pubblicati tra il 2020 e il 2022 con esiti sfavorevoli sul paracetamolo. Speranza ha risposto: "questi studi non li ho mai sentiti" e ha ipotizzato che gli scienziati li avessero ritenuti "non affidabili" (all. 22). È un'ipotesi, non un fatto. Mostra che il ministro non sa se e come quella letteratura sia stata valutata.

Il TAR e il Senato. Il Consiglio di Stato (sentenza n. 946 del 9 febbraio 2022) ha qualificato le indicazioni ministeriali come raccomandazioni non vincolanti, dopo che il TAR del Lazio le aveva annullate in parte. Su questo la risposta di Speranza è corretta. Resta senza risposta un'altra domanda: perché il Ministero abbia impugnato l'annullamento di un atto che esso stesso considerava non vincolante. Senza risposta è rimasto anche il richiamo dell'on. Filini al voto unanime con cui il Senato aveva chiesto di superare quell'impostazione.

6. Vaccini, Green Pass e obblighi: la comunicazione sul contagio

Su questo tema Speranza ha ammesso che il Green Pass serviva anche a spingere la vaccinazione, non solo a contenere il contagio. Ha poi difeso la comunicazione istituzionale con dati inesatti e ha avallato un errore sulle varianti. Non ha mai riconosciuto il punto essenziale: ai cittadini fu garantito ciò che il vaccino non era stato autorizzato a fare.

Ciò che il vaccino prometteva e ciò che fu comunicato. Lo studio registrativo del vaccino Pfizer misurava la prevenzione della malattia, non della trasmissione. L'azienda lo ha confermato, e l'agenzia americana FDA lo aveva precisato già nel dicembre 2020. Eppure il 22 luglio 2021 il presidente del Consiglio Draghi, con Speranza al suo fianco, presentò il Green Pass come "garanzia" di ritrovarsi "tra persone che non sono contagiose". Secondo quanto ricordato in seduta dal presidente Lisei, Speranza aggiunse che con il Green Pass si sarebbe piegata "la curva dei contagi". Il CTS, già a maggio 2021, aveva avvertito che lo strumento non doveva "ingenerare la falsa impressione di protezione assoluta" (all. 27). Davanti a questo verbale Speranza ha detto di "condividere l'accortezza". Ha poi aggiunto che "della comunicazione si può discutere" e di non aver "mai dato un messaggio deterministico" (all. 27). Su Draghi: "non posso parlare per il presidente".

Due scienziati che Speranza stesso ha indicato come riferimento, Rezza e Richeldi, hanno dichiarato in Commissione che promettere la non contagiosità tramite il vaccino è stato "un grave errore" (all. 58). Speranza non ha riconosciuto l'errore. Ha ripetuto che l'efficacia sul contagio non era "né zero né cento".

La "doppia funzione". Interrogato su Green Pass, super Green Pass e obblighi, Speranza ha confermato che li riadotterebbe e ha spiegato che servivano "per aumentare il numero dei vaccinati" (all. 20). Poco dopo ha parlato di una "doppia funzione" del Green Pass, tra cui "stimolare la vaccinazione" (all. 26). È un'ammissione politica rilevante. Uno strumento presentato come misura sanitaria di contenimento era usato anche come leva per indurre a vaccinarsi chi non era obbligato. Era quindi un obbligo indiretto, imposto attraverso la condizione per lavorare.

Gli "ospedali pieni". Per giustificare la comunicazione del novembre 2021, Speranza ha detto che "avevamo gli ospedali pieni" (all. 24). I dati Agenas di fine ottobre 2021 indicano le terapie intensive Covid al 4%, contro una soglia critica del 10%. Contestato, Speranza ha corretto: "non ho fatto percentuali", c'era una "pressione significativa".

La frase di Locatelli. Il 5 novembre 2021, in conferenza stampa con Speranza, il coordinatore del CTS Locatelli affermò che nessun vaccinato sotto i 59 anni era finito in terapia intensiva. L'on. Borghi ha ricordato che i dati ISS del mese precedente dicevano altro. Per rispondere Speranza ha mostrato una tabella di una settimana diversa. Solo dopo l'insistenza del presidente ha ammesso: "non credo che possa essere vera", ma "non so se è stata detta in questi termini". Non ha spiegato perché non fu corretta allora.

L'errore sulle varianti. Rispondendo alla sen. Zambito, Speranza ha confermato ("assolutamente sì") che a luglio 2021 prevaleva ancora la variante Alfa, contro la quale la protezione dal contagio era più alta (all. 28). È falso. Secondo l'ISS la variante Delta era al 22,7% il 22 giugno e al 94,8% il 20 luglio 2021. Quando fu presentato il Green Pass, la variante dominante era quella contro cui la protezione dal contagio era già sensibilmente più bassa.

La data dell'obbligo. Speranza ha collocato l'obbligo vaccinale "nel gennaio del 21" (all. 20). L'obbligo per i sanitari risale al decreto-legge 44 del 1° aprile 2021, quello per gli over 50 al decreto-legge 1 del 7 gennaio 2022. È un errore di un anno su un atto del suo stesso Ministero.

7. AstraZeneca: il CTS di maggio-giugno 2021 e gli open day

È il passaggio più grave dell'audizione. Nel giro di pochi minuti Speranza ha negato di conoscere parole che erano sue, ha poi dichiarato di sottoscriverle pienamente, e ha ammesso di aver chiesto al CTS ciò che subito dopo ha negato di aver voluto.

Il contesto. Il 7 aprile 2021, dopo il riconoscimento da parte dell'agenzia europea del farmaco (EMA) di rare trombosi associate ad AstraZeneca, il Ministero raccomandò quel vaccino in via preferenziale sopra i 60 anni. Nella riunione del CTS del 7 maggio, secondo le trascrizioni acquisite dai Carabinieri del NAS di Genova, il ministro chiese di valutare la fascia 50-59 anni. Il verbale finale non rilevò "motivi ostativi" agli open day per tutti i maggiorenni su base volontaria. Il 12 maggio la struttura commissariale trasmise questo nulla osta alle Regioni. Il 15 maggio la diciottenne Camilla Canepa si vaccinò a un open day in Liguria; morì il 10 giugno.

"Non partecipo a quei lavori". Alla domanda su chi avesse fatto inserire a verbale il via libera agli open day, Speranza ha risposto che la domanda non andava posta a lui perché non partecipava ai lavori del CTS. Poco dopo, però, ha descritto così il proprio ruolo: "Noi facciamo una raccomandazione 60 anni e io gli chiedo si può fare a 50? Finito". La richiesta di abbassare la soglia d'età veniva dunque da lui.

"Non le ho mai sentite", poi "le sottoscrivo pienamente". La commissaria Buonguerrieri gli ha attribuito una frase pronunciata al CTS del 9 giugno 2021, mentre Camilla Canepa era ricoverata in condizioni disperate. In quella riunione i tecnici (Abrignani, Magrini) chiedevano di escludere i vaccini a vettore adenovirale sotto i 60 anni. Speranza ha risposto: "non so queste parole dove sono state prese... io non le ho mai sentite". La prima versione letta era una sintesi, e Speranza avrebbe potuto chiederne il testo esatto; ha scelto invece di negare. La commissaria ha allora letto la frase integrale tratta dalle registrazioni: "Dobbiamo spingere. Mostrare dubbi adesso sarebbe un danno... Ho paura di un rinculo. Per quanto riguarda AstraZeneca e Johnson & Johnson, rimettere mano alla materia a me spaventa". La risposta è stata: "Io sottoscrivo pienamente tutte quelle parole".

Il "paradosso" che non regge. Per giustificarsi, Speranza ha sostenuto che il suo invito era a "non cambiare", e che quindi era lui a voler mantenere la raccomandazione sopra i 60 anni (all. 47). L'argomento rovescia la realtà. In quel momento i tecnici chiedevano di cambiare in senso restrittivo, escludendo i più giovani. "Non cambiare" significava mantenere un quadro in cui l'uso sotto i 60 anni restava consentito e gli open day proseguivano. Due giorni dopo, l'11 giugno, il CTS escluse AstraZeneca sotto i 60 anni.

Le "desiderata ministeriali". Nella riunione dell'11 giugno il presidente dell'AIFA Palù, a microfono aperto, parlò di "pressioni" e di "desiderata ministeriali". Il coordinatore Locatelli dichiarò di dare un'approvazione "non convinta", da non mettere a verbale, per "servire le istituzioni" (all. 42). Speranza ha negato di aver mai fatto pressioni. Su questo punto la sua parola va registrata, e Palù ha riconosciuto in Commissione la sua correttezza personale. Ma alla domanda se all'epoca avesse verificato chi esercitasse quelle pressioni, la risposta è stata: "io non faccio verifiche, non sono un ufficio indagini", "avevo problemi un pochino più seri". Non è chiaro quando quelle frasi, registrate in una riunione riservata, siano giunte a sua conoscenza. Ma un ministro, o un ex ministro, che apprende di presunte pressioni del proprio dicastero su un organo tecnico in materia di sicurezza vaccinale dovrebbe volerle chiarire. Speranza ha dichiarato di non essersene mai occupato e di non volersene occupare.

Gli open day "delle Regioni". Infine Speranza ha attribuito gli open day all'iniziativa autonoma delle Regioni, "fuori dalla raccomandazione del Ministero". Lui stesso ha però riconosciuto che nacquero da "una frase scritta nel CTS" trasmessa dalla struttura commissariale. Quella frase scaturiva da una riunione in cui era stato il ministro a chiedere di scendere sotto i 60 anni.

8. I danneggiati: la fiducia tradita e le scuse mancate

In un'intera giornata di audizione Roberto Speranza non ha pronunciato una parola di scusa verso chi, fidandosi dello Stato, si è vaccinato e ne ha riportato danni gravi. Non l'ha fatto quando gli è stato chiesto direttamente, né quando gli è stato chiesto una seconda volta. Ha parlato a lungo dell'odio subito, della "macchina del fango", delle minacce alla sua famiglia, sofferenze reali e da rispettare. Ai danneggiati ha offerto solo una cifra.

Chi sono. Sono persone che nel 2021 hanno risposto all'appello delle istituzioni. Molte erano giovani, sane, a basso rischio di Covid grave. Si sono vaccinate per lavorare, per tornare a una vita normale, per proteggere i genitori anziani: lo Stato aveva detto loro che così si sarebbero trovate "tra persone che non sono contagiose". Alcune non si sono più riprese. Camilla Canepa aveva diciotto anni: si vaccinò con AstraZeneca a un open day e morì il 10 giugno 2021, il giorno dopo la riunione in cui il ministro chiedeva ai tecnici di "non mostrare dubbi". La Commissione ha ascoltato in questi anni molte di queste persone e i loro familiari.

La domanda e la risposta. La commissaria Buonguerrieri gli ha chiesto se non provasse vergogna per aver liquidato come "invenzione dei novax" le critiche alla gestione delle cure, quando tra chi soffre ci sono persone vaccinate. La prima risposta di Speranza non è stata rivolta a loro. È stata rivolta alla commissaria: "Questo video funzionerà molto bene in rete". Poi: "Io non provo nessuna vergogna". Ha quindi preso a parlare d'altro, della circolare e dei suoi firmatari.

La commissaria ha richiamato allora il caso di Andrea, un ragazzo in sedia a rotelle che lo aveva contestato in pubblico per gli effetti avversi subiti. Secondo la sua ricostruzione, non smentita in aula, Speranza in quell'occasione lo aveva accusato di essere pagato da una trasmissione televisiva e lo aveva deriso chiedendogli se avesse firmato il consenso informato. La domanda era semplice: si scusa? Speranza non ha risposto. Ha ripetuto che il suo governo aveva stanziato 150 milioni e ha precisato che all'epoca non era iscritto al Partito democratico. Le scuse non sono arrivate, né allora né più tardi.

La cifra come risposta a tutto. Speranza ha citato i 150 milioni del decreto Sostegni-ter più e più volte: "uno che mette 150 milioni di euro non vede che c'è un problema?". Ma quando gli è stato chiesto quanti danneggiati siano stati effettivamente indennizzati, ha risposto: "questo non glielo so dire" e "non so come funziona, quanto funziona la norma" (all. 19). In seguito ha attribuito ad altri la riduzione dei fondi, sostenendo, "se non ricordo male", che una parte sarebbe stata usata per il Giubileo (all. 18). Non è così: il prelievo per il Giubileo riguarda un altro fondo. Lo stanziamento è servito a un ex ministro come argomento di difesa personale, ma lui stesso non sa dire se abbia raggiunto le persone a cui era destinato.

Ciò che il vaccino non poteva garantire.  Lo studio registrativo delle case farmaceutiche non misurava la trasmissione, che il vaccino non impediva in modo affidabile. Gli eventi avversi gravi, compresi quelli mortali, erano riconosciuti dall'EMA: le trombosi da AstraZeneca dall'aprile 2021, le miocarditi da vaccini a mRNA dall'estate dello stesso anno. Quando l'obbligo fu esteso agli over 50, nel gennaio 2022, entrambi i rischi erano noti e scritti nei foglietti illustrativi. Gli obblighi non furono modulati per età, salvo la soglia dei 50 anni, nonostante il rischio da Covid fosse concentrato negli anziani. L'on. Borghi ha posto la questione due volte; la risposta non è arrivata.

La legittimità dell'obbligo e le sue condizioni. La Corte costituzionale (sentenza n. 14 del 2023) ha purtroppo giudicato legittimo l'obbligo vaccinale. La Corte ha fondato il giudizio di ragionevolezza sull'obiettivo di limitare la diffusione del virus e sui dati scientifici forniti dalle istituzioni sanitarie. Ha inoltre chiarito che il rischio di eventi avversi gravi, pur remoto, dà diritto a un indennizzo. Quella base è oggi completamente superata. Lo studio registrativo non misurava l'effetto sulla trasmissione e la protezione dal contagio si è rivelata parziale e decrescente con le varianti. Il sistema di indennizzo, condizione della legittimità dell'obbligo, secondo quanto denunciato in seduta è stato definanziato, ed è comunque oggetto di un nuovo esame della Corte (ordinanza n. 24 del 2026, sugli indennizzi previsti dalla legge 210 del 1992, nei quali il Sostegni-ter ha incluso i danneggiati da vaccino Covid). Speranza, primo responsabile politico di quei dati, non ha riconosciuto nessuno di questi limiti.

Ciò che è mancato. Non serviva un'abiura. Bastava riconoscere che lo Stato aveva chiesto a milioni di persone un atto di fiducia, che alcune hanno pagato un prezzo altissimo, e che quel prezzo merita più di una cifra ripetuta. Bastava dire "mi dispiace" a un ragazzo in sedia a rotelle. Speranza ha scelto di parlare di sé.

9. Monoclonali: Eli Lilly e Toscana Life Sciences

Sulla mancata acquisizione degli anticorpi monoclonali nell'autunno 2020 Speranza si è affidato interamente al comunicato dell'AIFA del 22 dicembre 2020. Secondo il comunicato, Eli Lilly non offrì mai dosi gratuite, ma solo una proposta commerciale. È una fonte ufficiale, ma è anche la versione di una delle parti in causa.

Due versioni. La sen. Zedda ha letto un passaggio della relazione del commissario Figliuolo, agli atti della Commissione. Vi si riferisce di una corrispondenza su una donazione all'Italia di 10.000 fiale e di una "ferma ostilità" del direttore generale dell'AIFA Magrini e del direttore dello Spallanzani Ippolito, che avrebbe portato al ritiro dell'offerta. Speranza ha detto di non aver letto quella relazione e di dover "credere alla mia agenzia". Ha però ammesso un fatto che il comunicato AIFA non spiega: in quel periodo "arriva anche a me che c'è un regalo che sta arrivando, una donazione" (all. 50). Se al ministro fu riferito di una donazione, e se l'AIFA sostiene che non fu mai proposta, almeno una delle due ricostruzioni è incompleta. Su questo, secondo quanto riferito in seduta, è in corso un procedimento della Corte dei conti.

Toscana Life Sciences. Sul possibile legame con il progetto di monoclonale italiano di Toscana Life Sciences, Speranza ha sostenuto che le due vicende avevano tempi diversi. Zedda ha ricordato che il finanziamento pubblico al progetto parte con un decreto-legge dell'agosto 2020 ed è perfezionato con decreto del dicembre 2020: le vicende si sovrappongono. Speranza ha poi attribuito il fallimento del progetto a "tempi, burocrazia" e al "garante della privacy" (all. 49). È inesatto: l'arruolamento dei pazienti fu sospeso nel gennaio 2022 perché l'anticorpo si era rivelato meno efficace contro la variante Omicron.

Una precisazione. Questa relazione non trae conclusioni sull'esistenza di un'offerta gratuita né su legami tra le due vicende: le fonti disponibili non lo consentono. Rileva però che l'ex ministro non conosceva la relazione del commissario straordinario sul tema e non ha saputo spiegare il contrasto tra quanto gli era stato riferito all'epoca e la versione dell'AIFA.

10. Errori e imprecisioni fattuali

Su 31 affermazioni di fatto verificate, sette sono risultate errate o distorte e otto imprecise o selettive. Altre due ricostruzioni (AstraZeneca e Alzano-Nembro) sono smentite dagli atti, come illustrato nei capitoli 4 e 7. Gli errori non sono marginali: riguardano date e dati su cui si fondavano le decisioni del suo Ministero.

Affermazione di Speranza

Rimando (ALLEGATO)

Cosa risulta

OMS ed ECDC ritenevano scarsa la trasmissione interumana "fino a febbraio inoltrato"

all. 30

Confermata dalle autorità cinesi il 20-21 gennaio 2020; data per confermata dall'ECDC il 26 gennaio

A luglio 2021 prevaleva la variante Alfa

all. 28

Secondo l'ISS la Delta era al 94,8% il 20 luglio 2021

"Avevamo gli ospedali pieni" a inizio novembre 2021

all. 24

Terapie intensive Covid al 4% (Agenas); ritirata in aula

Obbligo vaccinale "nel gennaio del 21"

all. 20

Sanitari: 1° aprile 2021; over 50: 7 gennaio 2022

Germania con circa 18.000 posti di terapia intensiva

all. 32

Circa 28.000; il divario con l'Italia (5.179) era molto più ampio

Il progetto Toscana Life Sciences fermato da burocrazia e garante della privacy

all. 49

Sospeso per la minore efficacia contro Omicron (gennaio 2022)

Boris Johnson avrebbe detto con leggerezza che "un po' di anziani perderanno la vita"

relazione introduttiva

Johnson avvertì il 12 marzo 2020 che molte famiglie avrebbero perso i propri cari; nessun riferimento sprezzante agli anziani

L'Imperial College stima 630.000 vite salvate in Italia "solo con il primo lockdown"

all. 3

Lo studio stima l'effetto dell'insieme delle misure; fu contestato su Nature, cosa che Speranza non ha menzionato

Lo studio francese su JAMA "mette la parola fine" alla discussione

relazione introduttiva

Riguarda adulti di 18-59 anni; studio osservazionale. L'età, decisiva nel dibattito, è omessa

Astensione italiana all'OMS "insieme a Iran, Russia e Israele"

relazione introduttiva

Tra gli 11 astenuti figurano anche Polonia e Slovacchia, partner UE omessi

Parte dei fondi per i danneggiati usata per il Giubileo

all. 18

Il prelievo riguarda un altro fondo

I 150 milioni stanziati "nel gennaio 2021"

all. 5

Decreto-legge 4 del 27 gennaio 2022; in apertura aveva indicato la data corretta

Stati d'emergenza: Germania 16 marzo, Spagna 15 marzo

risposta a Bignami

Spagna 14 marzo; la Germania non dichiarò uno stato d'emergenza

Le circolari con FANS "nel corpo del testo"

all. 13

Solo nella tabella finale; ammesso in aula

"Sempre archiviati con formula piena"

all. 29

Non risulta dalle fonti; motivazioni fondate su nesso causale e riparto di competenze

A questi si aggiungono imprecisioni minori: la prima riunione del CTS collocata al 3-4 febbraio 2020 invece del 7, il DPCM dell'8 marzo presentato come "copia-incolla" del verbale CTS del 7 (vi furono aggiunte tre province piemontesi), la confusione tra le presidenze di ISS e Consiglio superiore di sanità. L'insieme restituisce l'immagine di un ex ministro che, a distanza di anni, non padroneggia più i fatti della propria gestione. Eppure li difende come se ogni dettaglio fosse certo.

11. Risposte non date ed eluse

Delle 38 domande sostanziali, quelle della maggioranza hanno ricevuto in prevalenza risposte eluse, deviate o parziali. Le risposte piene sono andate quasi solo alle domande dell'opposizione, spesso formulate per consentire all'audito di ribadire la propria versione. Le tecniche di elusione si ripetono e meritano di essere descritte.

Il rinvio ad altri. Alla domanda su chi esercitasse le pressioni denunciate da Palù: "chiedete a Palù e Locatelli" (all. 40, 42). Sulle cifre diffuse in televisione dal consulente della struttura commissariale Rasi: "chiedete a Figliuolo" (all. 57). Su Draghi: "non posso parlare per il presidente". Sulla definizione di caso: "gli uffici mi dissero" (all. 29). Sulla zona rossa: "la Regione la poteva chiudere" (all. 53).

Il non ricordo. Speranza non ricorda la lettera di Brusaferro del 2 marzo 2020, pur indirizzata al suo ufficio di gabinetto (all. 51). Non ricorda la motivazione della propria ordinanza del 14 febbraio 2021 che bloccò all'ultimo momento la riapertura degli impianti sciistici: "ci sarà sicuramente una motivazione" (all. 48). La motivazione esisteva, ed era il parere del CTS sulla variante inglese, ma l'ex ministro non l'ha saputa indicare. Non sa a quante interrogazioni parlamentari abbia risposto (all. 16). Non sa quanti danneggiati siano stati indennizzati (all. 19).

L'attacco all'interlocutore. Più volte Speranza ha risposto alle domande commentando le intenzioni di chi le poneva: "questo video funzionerà molto bene in rete" (all. 7), o l'accusa alla commissaria di voler "fare un post che andrà sui social". Ha definito "propaganda" le critiche alla circolare e ha delegittimato la consulente nominata dalla Commissione. Nessun altro audito aveva tenuto un simile atteggiamento, ed il Presidente ha dovuto procedere alla sospensione della seduta.

La risposta a una domanda diversa. Alla domanda sul piano pandemico ha risposto che le zone rosse di Codogno e Vo' "hanno funzionato" (all. 33). Alla domanda sulla frase di Locatelli ha risposto mostrando dati di un'altra settimana. Alla domanda sul ritardo nella ricognizione dei dispositivi ha risposto che lo accusavano di aver chiuso troppo (all. 36).

Le domande rimaste senza alcuna risposta.

•       Le scuse ai danneggiati e al ragazzo in sedia a rotelle.
•       La confutazione dello studio dell'Imperial College pubblicata su Nature.
•       Il voto unanime del Senato sulle cure domiciliari.
•       La praticabilità della "vigile attesa" senza saturimetri e visite domiciliari.
•       Perché il CTS iniziale non comprendesse alcun virologo: il presidente Lisei ha constatato che "non ha voluto rispondere" (all. 23).
•       Perché il CTS non abbia mai discusso il piano pandemico.
•       Il tentativo del capo di gabinetto di far modificare il parere di Rezza (all. 34).
•       Chi abbia fatto inserire a verbale il via libera agli open day dai 18 anni.
•       Perché non abbia verificato le presunte pressioni ministeriali sul CTS (all. 40).
•       Perché gli obblighi non siano stati modulati per fasce d'età.
•       Il consiglio del ministro Boccia di avvalersi della competenza statale in materia sanitaria.
•       Se esista un verbale della riunione del 6 marzo 2020, quella che decise di non chiudere la Val Seriana.

12. Profili di eventuale rilevanza giuridica

Emergono fatti che meritano un approfondimento formale, che la Commissione può condurre con i poteri che la legge le attribuisce.

I procedimenti già conclusi. Per la gestione della prima fase in Val Seriana, Speranza e Conte sono stati indagati per omicidio colposo ed epidemia colposa. Il Tribunale dei ministri di Brescia ha archiviato nel giugno 2023. Ha ritenuto non provato il nesso causale tra la mancata zona rossa e i decessi contestati. La perizia Crisanti stimava 4.148 decessi in eccesso evitabili, ma non li collegava alle singole vittime. Per Speranza in particolare, le omissioni contestate sono state ricondotte all'attività amministrativa di segretario generale e direzioni, non alle funzioni di indirizzo politico. L'archiviazione esclude la responsabilità penale. Non esclude la responsabilità politica e amministrativa, che è il terreno proprio di questa Commissione. Speranza ha presentato in aula l'archiviazione come un'assoluzione "con formula piena": dalle fonti consultate tale formula non risulta.

Lo status delle dichiarazioni rese. L'audizione si è svolta in forma di libera audizione, come ricordato dal presidente (all. 55). L'audito non ha prestato giuramento: le affermazioni non veritiere documentate in questa relazione hanno rilievo politico, non penale. Diverso sarebbe il caso di un esame testimoniale formale, che la Commissione può disporre esercitando i poteri dell'autorità giudiziaria. In quella sede le dichiarazioni false o reticenti avrebbero conseguenze di legge.

I punti che meritano un approfondimento formale. I fatti seguenti, emersi o confermati in audizione, potrebbero essere sottoposti alla valutazione di un consulente giuridico della Commissione e, ove ne ricorrano i presupposti, trasmessi all'autorità competente.

1.    Le presunte pressioni sul CTS (maggio-giugno 2021). Le parole di Palù sulle "desiderata ministeriali" e quelle di Locatelli su un'approvazione "non convinta" da non mettere a verbale indicano che un parere tecnico potrebbe non aver rispecchiato le valutazioni dei componenti. Occorre accertare chi abbia chiesto quella formulazione e se il verbale sia conforme a quanto discusso.

2.    La catena decisionale sugli open day. Va ricostruito come la formula "nessun motivo ostativo" agli open day dai 18 anni sia entrata nel verbale del 7 maggio 2021 e da lì nella comunicazione alle Regioni. È il passaggio da cui è derivata la vaccinazione con AstraZeneca di persone giovani, tra cui Camilla Canepa. Sul suo decesso hanno già indagato i Carabinieri del NAS di Genova: la Commissione può acquisirne gli atti.

3.      Il parere di Rezza sul piano pandemico. Secondo gli atti di Bergamo richiamati da Bignami, il capo di gabinetto avrebbe tentato di far modificare un parere tecnico sull'utilità del piano del 2006. L'episodio, non smentito in aula, merita un accertamento.

4.      La riunione del 6 marzo 2020. Se è vero che la decisione di non istituire la zona rossa in Val Seriana fu presa in una riunione priva di verbale, va accertato chi vi partecipò e su quali basi si decise.

5.      La gestione dell'offerta di monoclonali. Il contrasto tra la relazione Figliuolo e il comunicato AIFA, già all'esame della Corte dei conti secondo quanto riferito in seduta, va chiarito con l'acquisizione della corrispondenza citata.

Per ciascuno di questi punti la Commissione può disporre audizioni in forma testimoniale e l'acquisizione di documenti. Ogni valutazione di rilevanza penale spetta in ultima istanza all'autorità giudiziaria.

13. Dove la difesa regge e imprecisioni dei commissari

Una valutazione critica è credibile solo se riconosce i punti in cui l'audito ha ragione e non fa propri gli errori di chi lo ha interrogato. Su alcuni temi le risposte di Speranza sono fondate.

Punti in cui la difesa regge.

•       Circolare e mortalità. La circolare del 30 novembre 2020 è successiva alla prima ondata e all'impennata dell'autunno: non le si può imputare quella mortalità (all. 56). Resta però aperto il problema opposto, cioè gli otto mesi senza alcuna indicazione nazionale.

•       Natura della circolare. Il Consiglio di Stato l'ha qualificata come raccomandazione non vincolante: su questo Speranza ha ragione.

•       Cronologia di gennaio 2020. Il Comitato d'emergenza OMS non dichiarò l'emergenza il 23 gennaio. La dichiarò il 30, e l'Italia deliberò lo stato di emergenza il giorno successivo.

•       Le zone rosse di Codogno e Vo'. Funzionarono, anche se non era quello il punto in discussione.

•       Impianti sciistici. L'ordinanza del 14 febbraio 2021 aveva una motivazione tecnica: il parere del CTS e la diffusione della variante inglese. Le critiche fondate riguardano il metodo, cioè la firma alla vigilia della riapertura.

•       Rasi. Era consulente della struttura commissariale, non del Ministero: il rinvio a Figliuolo è formalmente corretto.

•       Pressioni. Nessun elemento emerso in audizione attribuisce personalmente a Speranza le pressioni denunciate da Palù, che ne ha riconosciuto in Commissione la correttezza personale. Gli resta imputabile la mancata verifica.

Affermazioni imprecise o non dimostrate dei commissari. Alcune affermazioni rese dai commissari non trovano riscontro e non vanno riprese nelle conclusioni della Commissione.

•       "La vostra narrativa ha prodotto 200.000 morti": un'attribuzione causale priva di dimostrazione.

•       "Lei non ha salvato mezza vita", e la definizione di "criminale" riferita alla selezione dei dati: affermazioni non documentate in aula, che hanno offerto all'audito un argomento facile.

•       L'obbligo vaccinale italiano come "unicum in Europa": anche altri paesi, tra cui Austria e Grecia, introdussero obblighi generali o per fasce d'età.

•       Dal 2013 "tutti ministri di sinistra" alla Salute: la ministra Lorenzin (2013-2018) proveniva dal centrodestra, la ministra Grillo (2018-2019) dal Movimento 5 Stelle.

•       Il riepilogo secondo cui Speranza avrebbe "confermato che c'erano delle pressioni": Speranza aveva detto il contrario.

•       La pandemia dichiarata dall'OMS "l'8 marzo": la data è l'11 marzo 2020.

•       La prevalenza della variante Alfa a luglio 2021: errore della sen. Zambito, che Speranza ha fatto proprio.

•       I numerosi studi "randomizzati" sul paracetamolo citati dal sen. Malan vanno verificati: è probabile che si tratti in gran parte di studi osservazionali.

14. Conclusioni

L'audizione dell'on. Speranza non ha offerto alla Commissione una ricostruzione affidabile della gestione pandemica. Ha offerto una difesa: coerente nel tono, incoerente nella sostanza.

Una difesa a geometria variabile. Speranza ha rivendicato le scelte come proprie quando potevano essere presentate come successi. Le ha attribuite a dirigenti, tecnici, Regioni, commissario straordinario o presidente del Consiglio quando erano contestate. Ha definito il CTS una sua intuizione e ha poi dichiarato di non partecipare ai suoi lavori. Ha negato di conoscere le proprie parole al CTS del 9 giugno 2021 e subito dopo le ha sottoscritte. Ha chiesto al CTS di valutare la vaccinazione dei cinquantenni con AstraZeneca e ha poi sostenuto di essere stato lui a non voler cambiare.

Fatti errati su punti decisivi. La trasmissione interumana riconosciuta "a febbraio inoltrato", la variante Alfa ancora prevalente a luglio 2021, gli "ospedali pieni" a novembre 2021, l'obbligo vaccinale anticipato di un anno: non sono dettagli. Sono i fatti su cui si fondavano, o con cui si giustificavano, le decisioni più incisive sulla vita dei cittadini.

Ammissioni rilevanti. Nel corso della giornata Speranza ha comunque riconosciuto:

•     che il cambio della definizione di caso del 27 gennaio 2020 potrebbe aver ritardato         l'individuazione del virus;
•       che sapeva che il piano pandemico non era aggiornato e non chiese a nessuno di attuarlo;
•       che durante la prima ondata i medici di base non ebbero alcuna indicazione nazionale sulle cure domiciliari;
•       che la circolare non indicava gli antinfiammatori nella parte rivolta ai medici;
•       che il Green Pass serviva anche a spingere la vaccinazione;
•       che non verificò le presunte pressioni ministeriali sul CTS.

La pietà mancata. Più delle contraddizioni, colpisce ciò che è mancato. Ai cittadini che si sono fidati dello Stato e ne hanno riportato danni gravi, l'ex ministro non ha rivolto una parola di scusa. Ha opposto una cifra della cui sorte non sa nulla. Ha risposto a chi chiedeva scuse per loro commentando la presunta ricerca di visibilità social dell'interlocutore. Una classe dirigente che chiede fiducia nelle istituzioni deve saper riconoscere il prezzo che quella fiducia è costata ad alcuni.

Raccomandazioni alla Commissione.

1.      Completare l'audizione di Speranza sui temi rinviati, valutando la forma dell'esame testimoniale per i punti indicati al capitolo 12.
2.      Acquisire i verbali e le registrazioni integrali delle riunioni del CTS del 7 maggio, 9 giugno e 11 giugno 2021, e gli atti dell'indagine dei NAS di Genova.
3.      Acquisire ogni traccia documentale della riunione del 6 marzo 2020 e della corrispondenza sulla zona rossa di Alzano e Nembro.
4.      Chiedere al Ministero della Salute il numero di domande di indennizzo per danni da vaccino Covid presentate, accolte e liquidate dal 2022 a oggi.
5.      Acquisire la corrispondenza tra AIFA, Spallanzani e struttura commissariale sull'offerta di anticorpi monoclonali.
6.      Ascoltare i presidenti delle Regioni coinvolte nella prima ondata, come lo stesso Speranza ha chiesto, per completare la ricostruzione della catena delle responsabilità.


Aspettiamo i vostri commenti. Grazie. 


Qual è la logica politica dietro la nomina e la conferma di Roberto Speranza come Ministro della Salute durante la più grande crisi sanitaria? Analizzando le categorie della politica tradizionale, la spiegazione sembra non esserci. Partendo da questo interrogativo, il video ripercorre le tracce che portano alla Fabian Society, il circolo elitario anglosassone fondato a Londra nel 1884.

 https://rumble.com/v7hileo-la-pista-di-roberto-speranza-la-fabian-society-e-il-controllo-globale-perch.html

PERCHÉ PROPRIO ROBERTO SPERANZA




Commenti

  1. La circolare del 30 novembre 2020 non era dopo l’impennata dell’autunno, l’impennata c’è stata in inverno, con molti morti

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